Gazzaniga

GAZZANIGA
    

Gazzaniga (Gageniga in dialetto bergamasco) è un comune italiano di circa 5000 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia; dista circa 18 km da Bergamo.
I primi resti attestanti la presenza umana sul territorio gazzanighese sono riconducibili dell’età del bronzo mentre i primi insediamenti risalirebbero invece al VI secolo a.C. quando nella zona si stabilirono popolazioni di origine ligure, dedite alla pastorizia, tra cui gli Orobi. Ad essi si aggiunsero ed integrarono, a partire dal V secolo a.C., le popolazioni di ceppo celtico, tra cui i Galli Cenomani; tuttavia la prima vera e propria opera di urbanizzazione fu opera dei Romani.
Alla dominazione romana si sovrappose e sostituì quella dei Longobardi, che fondarono il loro nucleo creando una corte attorno alla quale nei secoli successivi si sviluppò il centro abitato.
Anche il significato etimologico è riconducibile a quel periodo: il termine tardo-latino gagium, indicante un’estesa località boschiva recintata o delimitata, venne traslato in Gagianum (e poi in quel Gagianiga che è il nome con il quale il borgo appare sui primi documenti scritti risalenti all’anno 830, ma anche l’attuale dicitura dialettale.
Durante il Medioevo, Gazzaniga intraprese l’esperienza comunale che venne però funestata dallo scontro tra guelfi e ghibellini. La definitiva pacificazione arrivò con l’avvento della Repubblica di Venezia che diede il via ad un periodo di tranquillità in cui l’intera zona riprese a prosperare, anche grazie alla diminuzione della pressione fiscale ed alla maggiore autonomia.
Si svilupparono in modo notevole i commerci e vi fu nuovo impulso per l’agricoltura, l’allevamento e l’industria estrattiva, facilitata dalla presenza sul territorio di alcune cave di marmo nero, utilizzato per la costruzione di edifici pubblici e religiosi. A ciò si aggiunse la tessitura della lana e della seta, facilitata dalla presenza della presenza delle rogge derivanti dal fiume Serio. I secoli seguenti furono di tranquillità pur con variazioni per quanto riguarda i
confini comunali.
Di grande importanza per l’economia locale fu l’insediamento di un’importante realtà industriale legata alla tessitura della seta e del cotone, che aveva nella famiglia Briolini il principale referente, che portò un notevole incremento sia dei traffici commerciali legati all’indotto che della popolazione, che i pochi decenni triplicò, passando dalle 1.500 alle 4.500 unità.
Questo tumulto si manifestò in modo considerevole nella seconda parte del XX secolo con sviluppo sociale, economico ed urbanistico, che portò ad inglobare le varie contrade in un unico nucleo, con una soluzione di continuità abitativa che coinvolse anche i limitrofi paesi del fondovalle.


Luoghi di interesse

Chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta e Sant’Ippolito

chiesaL’attuale chiesa parrocchiale di sant’Ippolito venne costruita nel 1457 e fu inizialmente dedicata alla Natività di Maria. Conosciuta anche con il nome di “Santa Maria della Misericordia”, per via della congregazione che in essa aveva la propria sede, era sussidiaria della più importante chiesa di san Giorgio presso Fiorano.
Dotata di dimensioni ridotte con uno stile romanico, acquisì notevole importanza a partire dal 1666, anno in cui vi furono traslate dalle catacombe di Roma, le ossa di sant’Ippolito, dono di Giacomo Gelmi, commerciante gazzanighese che aveva trovato fortuna nella città di Venezia.
Numerosi ampliamenti ed aggiunte caratterizzarono i secoli successivi. Nel 1710 fu commissionato alla Bottega dei Manni un altare, eseguito in marmo nero locale contrapposto a sculture in marmo bianco, per contenere le reliquie, mentre nel 1827, grazie al contributo dell’imprenditore Briolini, la chiesa fu ampliata, con l’aggiunta di due navate laterali e l’arretramento del presbiterio. In seguito a questi lavori, dal 1830 la chiesa fu eretta a ruolo di parrocchiale. Negli ultimi anni del XIX secolo fu portato a termine il campanile, mentre la facciata, al centro della quale spicca il portale eseguito dalla bottega dei Manni, fu completata nel 1954 su progetto di Luigi Angelini.
Attualmente l’edificio dispone di tre navate, con quella centrale, più alta, dotata di volta a botte, con un presbiterio a pianta quadrata sormontato da una cupola semisferica con archi decorati. Numerose sono le opere in essa custodite: si va dalle tele di Giovanni Battista Brighenti “Nascita di Gesù” e “Presentazione al tempio”), a quelle di Vincenzo Angelo Orelli (l’”Assunta” e la “Pietà”), passando per quelle di Marino Crespi (“Nascita e martirio di sant’Ippolito”), del Taragni (“Battesimo di Gesù”), di Enrico Albrici (“Madonna con bambino”) e di Francesco Cavagna (“Immacolata Concezione”). Interessante è anche la scultura bronzea del “Cristo risorto”, eseguita da Elia Aiolfi ed il “Cristo morto” di scuola fantoniana.
A fianco alla parrocchiale è presente la chiesa di San Giuseppe, fatta costruire nel 1858 in seguito ad una donazione di Margherita Briolini, appartenente alla famiglia di industriali della seta. Al proprio interno si possono ammirare dipinti di Francesco Coghetti e Luigi Galizzi.


Mausoleo Briolini

brioliniNotevole interesse ricopre il Mausoleo Briolini, ormai un simbolo per il paese intero.

Situato nella zona presso il confine con il comune di Fiorano al Serio, in un’area fino alla prima metà del XX secolo adibita a cimitero dei due paesi, venne costruito nel 1897 come edificio funebre dell’industriale della seta Decio Briolini e della relativa famiglia, alla quale si devono numerose opere per la comunità, tra cui l’attuale ospedale, l’asilo infantile, le scuole elementari e
l’ampliamento della parrocchiale.

Oltre all’interesse storico, che ricorda il periodo della rivoluzione industriale, questo edificio sepolcrale ha anche un importante valore artistico.

Realizzato dall’architetto Pandini in marmo di Carrara con stile neogotico, presenta decorazioni e rilievi su fondo a fasce bianche alternate ad altrettante nere, ricavate utilizzando il marmo nero locale.

 






Oratorio di San Rocco al Lago

san_roccoAltro edificio di richiamo è l’oratorio di san Rocco al lago. Situato a monte del capoluogo, tra la frazione dei Masserini e la val di Plaz, ad un’altezza di 480 m s.l.m., deve il suo nome all’esistenza di un piccolo laghetto ormai prosciugato. L’edificio primitivo, strutturato con una pianta a base quadrata, risale all’inizio del XVI secolo, periodo a cui si riferiscono anche gli exvoto affrescati dalla bottega dei Marinoni. Degli artisti seriani sono anche i dipinti a fresco raffiguranti sette santi, posti sulla parete di fondo, così come altri affreschi sulle pareti laterali, con l’aggiunta di altre opere di artisti ignoti. Tra il XVI ed ilXVII secolo, l’edificio fu sottoposto ad ampliamenti, specialmente dopo la peste di manzoniana memoria, durante la quale la chiesa fu utilizzata come lazzaretto per gli ammalati. Furono costruiti il campanile e la sagrestia, e venne terminata la facciata. In seguito alle normative napoleoniche, emanate all’inizio del XIX secolo, l’edificio venne progressivamente abbandonato, tanto che venne utilizzato come deposito dai contadini locali.
Soltanto a partire dagli ultimi anni del XX secolo vennero decisi interventi volti al recupero della struttura e degli affreschi, che poterono ritornare all’antico splendore a partire dal 2000, anno in cui terminarono i lavori di ripristino.