Dicono di lui

DICONO DI LUI

23 ottobre 2016: nuovo Cd organistico
 
Premessa: assolvendo a uno dei principali obiettivi per i quali la nostra Associazione si è costituita, pubblicazione e promozione delle musiche del nostro illustre concittadino, si è realizzato nel corso del 2016 (cinquantenario della morte) un progetto molto ambizioso che speriamo riporti gli stessi successi e gli stessi apprezzamenti delle pubblicazioni delle musiche.
Sempre per i tipi delle Edizioni Musicali Carrara di Bergamo è stato inciso un doppio Cd contenente l’Opera Omnia Organistica.
Il progetto è stato affidato alle sapienti mani dell’organista Carlo Emanuele Vianelli, titolare dei grandi organi del Duomo di Milano.
La scelta dello strumento è caduta sull’organo Serassi (1795) – Balbiani Vegezzi Bossi (1932) di Calolziocorte (Bg), che per le sue dimensioni e qualità timbriche ha contribuito in modo sostanziale al raggiungimento dell’eccellente risultato.
Da segnalare all’interno della confezione il ricco libretto nel quale si trovano notizie sull’interprete, oltre a una interessante analisi dello stesso M° Vianelli a proposito delle musiche eseguite.
Suggestiva pure la pubblicazione dei 61 quadri del pittore Ernesto Bretagna  che hanno ispirato la pubblicazione della complessa opera “Symphonicum Nova et Vetera”, e guidano l’ascoltatore in questo corposo ed evocativo percorso.
 
Ecco l’integrale presentazione: 
 
Daniele Maffeis… chi era costui? Lo storico musicale à la pàge, uso a ragionare più per luoghi comuni che per attente valutazioni non avrebbe dubbi nel porre questa domanda. Tuttavia, soppesando con occhi e orecchie di autentici musicisti il corpus organistico (e non solo) lasciatoci in eredità dal maestro, possiamo veramente scoprire un mondo affascinante e ancora pressoché sconosciuto.

Maffeis coltivò i primi germogli della vocazione organistica e compositiva presso il solido Conservatorio “Donizetti” di Bergamo, raffinandoli poi in quello straordinario humus culturale che fu la Milano degli Anni ’20 del XX secolo: il Conservatorio “G. Verdi” (che poteva vantare docenti di prima grandezza come Pizzetti, Pozzoli, Bas, Ghedini, Pick-Mangiagalli, Ferroni, C.A. Bossi…) era allora una vera università della musica, mentre fuori le mura dell’istituto si respirava un’aria ancora intrisa di profumi pucciniani, corroborata dalla scoperta della scuola francese post impressionista e della scuola tedesca che, dopo lo scossone wagneriano ormai aveva decisamente superato i confini del sistema tonale, esplorando lidi nuovi ed intellettualmente affascinanti.

Ecco allora spiegato, a chi ascolterà questi dischi, il senso del grande ecclettismo compositivo che pervade le pagine del maestro. Già in giovanissima età organista assistente presso la Basilica di S. Maria Maggiore in Bergamo sotto la direzione di Agostino Donini ed allievo presso il Conservatorio milanese di Arnaldo Galliera (uno dei massimi rappresentanti della genìa di organisti/compositori fioriti dalla scuola post – bossiana), Maffeis seppe poi – nell’arco di un’intensissima attività artistica protrattasi dagli Anni ’30 agli Anni ’60 del ‘900 – scandagliare e ricreare differenti mondi creativi in maniera assolutamente personale e convincente.

I brani organistici di Maffeis sono collocabili in differenti filoni stilistici: le grandi pagine di pura letteratura organistica, pensate soprattutto per la dimensione concertistica, le pagine di ispirazione religiosa, in cui emerge forse la parte più autentica dell’animo del maestro e i piccoli brani con destinazione prettamente liturgica.

Vianelli_BigFra i brani di maggior respiro scorgiamo dunque gli stilemi decisamente neoclassici della giovanile Sonata pour Orgue en Do Majeur e i tratti mendelssohniani dell’Andante per Organo. Trascrizione organistica di un brano per Tromba e orchestra d’archi risulta invece essere il Corale, che pare ricondurci alle trasfigurate parafrasi bachiane di O. Respighi.

Il Capriccio e Canone è invece improntato ad un linguaggio più nuovo e audace, che, traendo matrice dai due Scherzi op. 49 di M.E. Bossi guarda però all’inquietudine armonica delle Pièces de Fantaisie di L. Vierne; la medesima inquietudine si può cogliere anche nel magnifico Preludio Fantastico e Fuga, composto nel 1947, dove, però, l’armonia ardita e cangiante è collocata in un contesto decisamente regeriano di continua e magistrale tensione contrappuntistica.

Un caso a sé stante è rappresentato da Meditazione; composta di getto nell’agosto 1954 sull’onda dell’emozione suscitata dalla morte di Alcide De Gasperi, la pagina è una mirabile sintesi del linguaggio maturo dell’arte di Maffeis. Affondando le radici in un “tardo wagnerismo”, il linguaggio sonoro si amplia sino a lambire le soglie della tonalità. La stessa tensione interiore emerge nella Deposizione trascritta dal trittico orchestrale Fantoniana: la contemplazione della scultura del Cristo Morto e delle statue di Rovetta suscita nell’autore un profondo stato emotivo che ci riconsegna intatto quel linguaggio teso ed evanescente già impiegato da A. Galliera nel Venerdì Santo del Trittico per Organo.

I brani Spiritelli dell’organo e Trionfale – Adveniat Regnum Tuum ci mostrano invece l’aspetto gioviale e autenticamente “bergamasco” del maestro: Spiritelli descrive un gustoso dialogo fra i vari registri dell’organo che sembrano animarsi prendendo vita in un “botta e risposta” giocoso e simpaticamente ironico, mentre il Trionfale (trascrizione per organo di una marcia per banda) ci riporta al clima di “festa devozionale” delle processioni mariane o eucaristiche tanto care all’animo popolare.

Le pagine di taglio liturgico, spesso ricostruzioni di improvvisazioni “posate” durante i riti, pur nella loro brevità rivelano una profonda originalità e ricerca di stile; dai due stringatissimi brani Preludio per Pasqua e Offertorio, passando per le gregorianeggianti Antiphonae Majores e la deliziosa Piccola Pastorale possiamo veramente scorgere la profondità d’animo e la statura umana ed artistica del maestro.

Simphonicum Nova et Vetera fu sicuramente il brano organistico più amato da Maffeis. Concepito come “colonna sonora” a commento della presentazione di un ciclo pittorico di G. Bergagna raffigurante le Litanie Lauretane, il brano si configura come un poema sinfonico per organo di dimensioni considerevoli: le sue 933 misure lo collocano in compagnia dei grandi affreschi di Liszt, Reubke e Stehle, di cui condivide la forma ciclica e l’uso pressochè continuo della tecnica del leit – motiv.

Più volte riscritte e ritoccate, le mirabili Litanie rappresentano il vero testamento spirituale di Maffeis, testimonianza straordinariamente vivida delle ultime parole da lui pronunciate sul letto di morte il 10 Febbraio 1966: “…non mi dispiace di morire. Ormai sono morto al mondo… mi rincresce soltanto perché ho dentro ancora tanta musica!”

Emanuele Carlo Vianelli

 

2012 – Dal volume “Daniele Maffeis, un patrimonio da rivivere” di Angelo Bertasa (ed. Carrara)
“Lo strano caso di Daniele Maffeis” di Giancarlo Landini, critico musicale e musicologo”
[… ] “Ma nel servizio alla comunità rientra anche un ambito interessantissimo (il superlativo è d’obbligo): quello
delle operette [… ]. Le operette del Maffeis proposero e propongono, a chi le voglia utilizzare, una palestra
formativa e uno strumento prezioso per rispondere all’emergenza educativa di cui tanto si parla.
Non vogliamo insistere sulla scelta dei testi e sulla loro valenza nella crescita dei ragazzi – sono osservazioni che
riguarderebbero un ambito più specificatamente pedagogico – ma piuttosto sul profilo musicale. La pubblicazione
dell’Opera Omnia con la stampa della partitura e della versione canto e piano, ma anche della partitura, permette
uno studio attento del rapporto tra il Maffeis e questo tipo di teatro musicale: un genere che ha goduto di grande
fortuna in tutti i Paesi del mondo, là dove è stato utilizzato per dare vita ad una vera ed articolata educazione
musicale dei giovani che comprende anche l’aggregazione che la musica comporta. Sotto questo profilo Maffeis,
le cui operette hanno beneficiato di una certa fortuna, seppure in circuiti minori, specie negli anni a cavaliere
della seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi, costituisce un musicista da studiare con
attenzione.
[… ] La composizione del Maffeis ti avvince con una semplicità che genera stupore ed incanto. È una meraviglia
che cattura gli interpreti e il pubblico che immagino presi dal mondo magico del teatro musicale. Maffeis li
ammalia con il linguaggio di un genere, quello dell’opera, che allora, all’epoca della composizione di questi
lavori, era assai più popolare. Ma ripulisce la musica e il canto da ogni posa melodrammatica, che sarebbe fuori
di luogo. Approda ad uno stile vivo e colloquiale assai adatto ad una fiaba o ad una parabola in musica. Mi pare
insomma che queste operine terrebbero ancora desta l’attenzione dei piccoli e degli adulti. ‘Il Cantore Danese’
sembra in attesa che qualcuno arrivi a trasformarlo in cartoon e a farlo rivivere con linguaggio multimediale:
eliminerebbe il problema della messa in scena, mentre gli assicurerebbe un’esecuzione eccellente non sempre
facile da realizzare live [… ]

 

2012 – Bernardino Zappa, critico musicale, in un giudizio globale sul patrimonio operettistico scrive:
“In questi piccoli gioielli artigianali a misura di ragazzo, sapienza compositiva, contenuti edificanti, ironia e
tematiche fiabesche, si fondono con risultati spettacolari compiuti”.

 

Gianfranco Galé, critico musicale, nel capitolo
“L’amico Maffeis” del volume su Don Ambrogio Palestra pubblicato nel 2002 dalla Società Storica Abbiatense
[…] Uomo di grande generosità, dispensò a larghe mani i talenti ricevuti con tanta semplicità ed umiltà, quasi
si sentisse in debito verso il buon Dio che gli aveva concesso di salire nel ristretto empireo di coloro che hanno
facoltà di creare […]. La sua vastissima cultura musicale era sempre a disposizione di chi volesse sapere o
capire, senza sussiego e con una disponibilità pari alla competenza […]
Organista di solidissimi studi con grandi maestri, non avrebbe mai potuto limitarsi ad essere uno strumentista;
traboccava di musica, con una inventiva melodica inarrestabile […]. Fu un grande improvvisatore; suonava la sua
musica senza neppure metterla sulla carta, così come gli fluiva dalla mente […]

 

L’Eco di Bergamo, 1/11/2001: Bernardino Zappa
Teatro Donizetti di Bergamo. Concerto Commemorativo nel centenario della nascita.
[…] Il ritratto di Daniele Maffeis proposto l’altra sera al Teatro Donizetti, finalmente in versione sinfonica compiuta,
offre molti spunti di riflessione: Daniele Maffeis è un compositore compiuto, con una formazione di livello
superiore, quale il Conservatorio di Milano nel primo ’900 poteva dare: il suo ‘artigianato’ compositivo mostra
una saldezza e una sicurezza invidiabili anche dal più ambizioso punto di vista sinfonico. Ecco che un poema
sinfonico come il ‘Confessionale’ abbraccia senza scolasticismi i turgori sinfonici tardoromantici di un Wagner
e lambisce la lussureggiante orchestrazione di un Respighi. Tuttavia non si pensi che affiori il senso del ‘già
sentito’: non è esatto definire Maffeis un epigono per l’inventiva melodica, che è assolutamente dominante e
quasi sempre esuberante.
Similmente diciamo della Meditazione ‘Sella in Valsugana’, ancor più decantata nei colori.
Una vera esplosione di motivi, di spunti espressivi, di citazioni armoniche o tematiche è stata poi l’opera lirica ‘Il
Maestro Smania’, carica di arguzia anche nello spassoso libretto di Ghislanzoni, fin dal titolo ambivalente”.

 

2001, Centenario della nascita. Gianfranco Landini, critico musicale e musicologo, al Convegno del 25
maggio presso la Sala delle Conferenze del Teatro Donizetti di Bergamo
[…] Maffeis è un autore il cui contenuto cristiano, cattolico, è fondamentale: sta alla base della sua produzione,
che in gran parte è musica sacra, e sta al fondo della sua personalità nella misura in cui il suo rapporto con la
musica è estremamente cattolico […]. In tempi recenti un certo tipo di cultura ci ha fatto credere conservatrice,
ignorante, retriva una produzione che esce da un ambito cattolico; Maffeis dimostra proprio il contrario […].
Una caratteristica di Daniele Maffeis è quella di non aver cercato e di non aver voluto diventare sponsor della sua
musica, quasi contento di averla composta e di poterla eseguire […].
Il musicista Maffeis non è né un minore né un minimo. Mi sono trovato di fronte un musicista colto e difficile, con
una cultura, con una ricchezza armonica e melodica che mi sembra importante sottolineare. Siamo di fronte ad
una musica stimolante e di grande interesse per chi la esegue e per chi l’ascolta. Il Maffeis meriterebbe di essere
collocato nei grandi dizionari della musica […]

 

6 agosto 2000. Sonata in la minore, per violino e pianoforte.
Il pianista Attilio Bergamelli commenta
“Daniele Maffeis oltre a possedere una solida preparazione armonicocontrappuntistica, rivela chiaramente, pur
nel suo tardoromanticismo, una vena creativa profonda e originale […]. Riesce a svincolarsi da quelle eredità così
prepotenti e proporre soluzioni creative (cromatismi, accostamenti armonici) e una spiritualità originale!…
Cosa sarebbe arrivato a comporre Daniele Maffeis, se fosse vissuto a Vienna o a Berlino?!!!…

 

4 dicembre 1999. Mario Bertasa, critico musicale, alla presentazione di un concerto ad Abbiategrasso
“Artista dal carattere decisamente poliedrico, Daniele Maffeis non orientò mai la sua sensibilità musicale verso
un’unica dimensione di indagine estetica, ma operò intensamente su vari orizzonti dell’universo gravitante attorno
al mondo dei suoni. Era un organista raffinato e consapevole della sua missione culturale […].
Anche come compositore manifesta un carattere eclettico, sia quando era diretto protagonista della Riforma
Ceciliana, dagli anni trenta fino al Concilio Vaticano II, sia quando si faceva interprete delle correnti musicali
a lui contemporanee, dal Verismo al Neoclassicismo al Tardoromanticismo; comunque non rinunciò ad elaborare uno
stile compositivo autonomo […]

 

Intermezzo lirico per archi
Dopo l’esecuzione dell’Orchestra Stabile di Bergamo in Santa Maria Maggiore il 28 giugno 1998, ‘L’Eco di
Bergamo’ espresse i seguenti giudizi:
[…] Il brano ha lasciato intendere uno spessore compositivo non comune. Autore affrontato con una spiccata
curiosità forse perché al riparo da qualsivoglia routinaria consuetudine, una tappa che non demerita qualche
rivisitazione più estesa.
Pur essendo costruito su basi armoniche tradizionali, rivela l’alto magistero compositivo del Maffeis. La liricità,
o meglio la cantabilità della parte affidata ai violini primi, lascia trasparire una tensione emotiva che pare ora
placarsi ora riprendere con più energia, creando nell’ascoltatore le più svariate sensazioni […]

 

1986 – Dal volume “Daniele Maffeis, l’uomo, il musicista, il Maestro” di Mario Bertasa (ed. Villadiseriane)
Opera lirica: Anthy
[…] Rispetto a ‘Il Maestro Smania’ le due opere successive, ‘Le Tre Notti di Luce’ e ‘Anthy’, appaiono senza dubbio
più mature nella struttura formale e nella concezione narrativa della musica, nonché più ricche nell’orchestrazione
e nell’elaborazione dei vari motivi conduttori, aspetti questi che già nello ‘Smania’ comunque risultano di un
livello qualitativo ragguardevole.
Soprattutto ‘Anthy’ può essere giustamente considerata un capolavoro rispetto a tutta la produzione musicale di
Maffeis, sia per il ritmo dell’azione e del commento musicale, molto sostenuto e di taglio decisamente drammatico,
sia per la varietà di tematiche – l’amore, la guerra, l’inganno, la schiavitù del denaro, la religione, l’amicizia, la
morte – contenute nell’omonimo romanzo di Guido Milanesi e nell’efficace e moderno libretto ricavato per Maffeis
dall’amico Carlo Fontana. Tematiche che permettono all’autore di sviluppare una vasta gamma di spunti musicali,
unificati da un recitativo continuo di ottimo effetto narrativo e spesso sconfinati nell’esotismo secondo un gusto
che, a partire da ‘Madama Butterfly’, ‘Turandot’, ‘La Fanciulla del West’ di Puccini, affascinò per decenni gli
scrittori e i fruitori di musica lirica […]

 

1986 – Nel ventennale della morte, Mons. Giovanni Cipolla, prima allievo, poi prevosto di Santa Maria
Nuova in Abbiategrasso, scrive:
[…] Umanità ricca ed esuberante. Pur sotto una ‘facies’ estroversa ed a volte burlona si celava una profondità di
sentire che lo portava sinceramente all’entusiasmo ed alla commozione per tutto quanto v’ha di bello, di buono,
di vero, di grande.
Cultura vasta e varia. Tutt’altro che superficiale o dilettantesca, ma nella sua umiltà mai ostentata […] Musicista
estroso e geniale, fine e sensibile. Quando sedeva all’organo a tre manuali della Basilica del Seminario era un
piacere vederlo ed ascoltarlo. Piacere a vederlo, perché il suo volto si trasfigurava preso com’era dall’estro
inventivo […]

 

Corale – Meditazione – Trionfale
Decennale della scomparsa. 21 maggio 1976. Chiesa di S. Stefano in Rosate (MI). Scrive l’organista Attilio
Aff ori, ex allievo del Maffeis:
“Meditazione è una delle pagine più intime della personalità del Maestro; una manifestazione chiara e vibrante
della sua fede cristiana. L’armonia, all’inizio indefinita e sfumata, è in cerca di un canto da sostenere e il canto
appare dolce attraverso una appoggiatura (si, do) sviluppandosi in una melodia sobria e spontanea, fino ad
esplodere in una accorata implorazione in cui tutto l’organo è impegnato. Poi ritorna al primo pensiero meditativo
con tonalità diverse e porta alla fine il suo discorso melodico nella più semplice e spontanea spiritualità armonica,
composta da sole due note.
Il Trionfale è motivato su una costruzione di marcia, impostato nel modo più logico e tradizionale. Anche qui
l’Autore sfrutta il sistema delle appoggiature, facendo scaturire una piacevole melodia. Il pedale gioca con le
imitazioni melodiche e dà forza alle sovrapposizioni contrappuntistiche, concludendo col tema iniziale dopo un
sapiente sviluppo armonico-melodico”.

 

Eugenio Consonni, del Corale aveva a suo tempo scritto:
“Il Corale è tratto dalla ‘Suite per orchestra’ che l’autore aveva composto in occasione del saggio finale di classe
a compimento del corso di composizione frequentato presso il Conservatorio di Milano. La severa, classica
struttura del brano nell’originale si svolge sul dialogo della tromba solista che esegue il tema corale e degli archi
che disegnano ampie volute melodiche in spontanee e geniali imitazioni. È semplice, lineare e sempre sostenuto
da una armonia essenziale”.

 

Marzo 1966. Memoria dell’amico Don Francesco Bonalancia
[…] Il Maffeis fu uno di quegli uomini di una spiccata personalità morale che non viene a patti con le ricchezze
umane soprattutto quando talvolta stanno sul fondo di esistenze non sempre bene spese, e neppure s’abbassa
a scrivere musichette vendendo il proprio genio, ma educato all’arte ed entusiasta delle grandi Basiliche, delle
tele che solenni stanno in Esse, vuole che l’organo, il grande re degli strumenti musicali, domini e faccia cantare
il mondo delle anime […]

 

Dalla testimonianza di Ciro Fontana (figlio del librettista Carlo Fontana), 27 marzo 1966
[…] I suoi studi musicali avevano approfondito il patrimonio classico in modo completo: la sua base era dunque
quella, sicura come punto di partenza verso gli sviluppi naturali dei tempi.
La sua adesione al patrimonio italiano della musica sacra era indefettibile. Ciò non toglieva che fosse un fervente
ammiratore di Wagner e insieme del migliore melodramma ottocentesco con particolare propensione al lirismo
del conterraneo Donizetti.
Aveva una grande diffidenza per ogni produzione contemporanea che sapesse di moda o di snobismo
intellettualistico: voleva comunque sempre rendersene conto, mostrando grande apertura mentale […]

 

L’Eco di Bergamo 12/2/1966. Marcello Ballini, critico musicale
[…] sul piano dell’apporto umano dell’artista, su questo dedicare tutto se stesso in prevalenza alle opere religiose
che gli sgorgavano copiose e facili da una vena feconda e sincera, possiamo ripetere anche noi che Maffeis,
quando componeva, quando suggellava con la parola fine una nuova composizione religiosa, dedicava in cuor
suo la fatica a Dio nella sua fede tenace e sicura.

 

Tre momenti per flauto e pianoforte
Di questa ‘suite’, eseguita alla cerimonia della ‘Tavolozza d’Oro’ presso la Scuola Beato Angelico di Milano
nel 1965, frate Riccardo scrisse su ‘L’amico dell’Arte Cristiana’:
[…] Il primo tempo con il suo elegante dialogare, riassume le conversazioni un po’ burlesche ma sottili per acume,
in armonie chiare e originali, come le frasi musicali del brano, di tono semplice ma che non indulge a banalità,
come tutte le composizioni del Maffeis, semplici di canto, sentite e sincere, di respiro vasto. Nel secondo tempo il
flauto si innalza in spazi musicali sempre più puri ed elevati, quasi che la musica sgorghi dall’intimo del musicista
ed acquisti una sua voce propria, diversa da quelle terrestri. Il flauto nel terzo tempo emerge distinguendosi per
la sua bravura. Qui l’armonizzazione si fa più elaborata accompagnando, sottolineando, esaltando la voce dello
strumento, come il vario comporre di musiche diverse del Maestro Maffeis […]

 

24 Marzo 1963 – Opera lirica: Il Maestro Smania
Lo stesso Daniele Maffeis scrisse:
“In illo tempore insegnavo all’Istituto Musicale Pergolesi in Varese ed al Rossini di Busto Arsizio.
Un mio collega, professore di violino, pure insegnante alle due scuole, conoscendo il mio temperamento e la mia
passione per il melodramma, mi regalò un libretto da musicare che aveva tolto dalla rivista musicale di Milano.
Il libretto era ‘Il Maestro Smania’, farsa in un atto di Antonio Ghislanzoni.
Il soggetto mi interessò subito e lo trovai grazioso e non comune per il modo originale come viene svolto”.

 

e il 12 maggio aggiunse:
“Questo simpatico lavoro in un atto del nostro Ghislanzoni mi affascinò fino dalla prima lettura, nato si può dire
da solo; una battuta oggi, due righette domani, il pensiero era fisso notte e giorno su quello scritto e sempre
più con entusiasmo vedevo crescere il lavoro, svilupparsi il mio sentimento in unisono a quello del glorioso
bergamasco (Donizetti n.d.r.) e sempre più ancora prendeva quella forma e quell’interesse giustamente pensati.
Però, un altro fu anche il motivo (non meno importante del primo): La Ninna-nanna, che inizia la prima scena e
proprio al levarsi del sipario. Mi fu dettata da mia madre…”.

 

Mimo Sacro: La Madre e i Sacramenti
“La Domenica del popolo” del 29 dicembre 1957
“L’azione è soffusa da squisita sensibilità umana e religiosa. Il linguaggio del mimo è di una trasparente eloquenza,
ravvivato dalla musica e dagli effetti luce […]. Il Maestro Maffeis è stato preso in pieno dal fascino di un soggetto
che ha sentito in profondità ed espresso con la dovizia di uno stile inconfondibile […]. È fra le più ispirate sue
composizioni”.

 

Sonata in la minore per violino e pianoforte
Eseguita dal duo Maffeis-Ferrante al Circolo Musicale Bergamasco, fu giudicata dal ‘Giornale del Popolo’
del 17 marzo 1956
[…] Opera di robusta fattura, vera figlia di un artista della nostra gente, seria e operosa, la sonata non propone
problemi rivoluzionari o concetti astrusi, ma si sostiene con una sua spontanea cantabilità, ariosa, brillante
e meditabonda, sempre schietta e di immediata comprensione, che accattiva rapidamente le simpatie
dell’ascoltatore.
Le frasi ad ampio respiro del primo tempo sono interrotte da rapidi schizzi che lasciano piacevolmente sorpreso
l’uditorio; le tre parti del secondo che si alternano con grazia e concisione terminando con un delicato ‘Andante’ in
netto contrasto con uno scherzoso ‘Allegretto’ di introduzione del terzo tempo, anch’esso diviso in tre movimenti
contrastanti. L’‘Andante’ e l’‘Allegretto’ costituiscono le due pagine che, al primo ascolto, maggiormente si
impongono all’attenzione […]

 

Varese, gennaio 1953. Esecuzione della “Missa Regina Ordinis Minorum” al Santuario “La Brunella” di Varese
[…] Nelle sue composizioni il Maestro Maffeis ha il pregio di conservare una vena chiara e scorrevole, alimentata
da improvvisi scrosci brillanti che la rendono ristoratrice come una fresca fonte primaverile […]. L’attraente
personalità del Maestro è delineata in un costante equilibrio di finezza e genialità, che rendono le sue melodie
atte a rilevare i più commoventi misteri della fede […]

 

Operetta: Il gatto con gli stivali
1951 – Della rappresentazione di Abbiategrasso riferisce anche ‘La Domenica del Popolo’ di Bergamo,
giudicando il repertorio operettistico del Maffeis:
[…] fresco, non solo perché sgorgato da una vena ispirata, ma perché sappiamo che Maffeis scrive musica
‘sua’, da lui sentita e sofferta, con quella semplicità e robustezza che sono frutto di un istintivo temperamento
musicale, limato da una larga e completa preparazione. La nobile fatica di Maffeis merita davvero di essere
maggiormente conosciuta […]

 

Missa Regina Pacis
Dopo l’esecuzione a Torino nella Basilica di Maria Ausiliatrice nel 1947, ‘Il Gazzettino’ di Bergamo scrive:
[…] Un piccolo gioiello di arte musicale fu definita da competenti che assistettero all’esecuzione. L’Autore vi ha
impresso l’anima sua di vero artista e di innamorato di ciò che è Sacro ed ancora di quello che l’anima dice a Dio.
Chi ascolta sente che c’è tutto di nuovo, nessuna reminiscenza d’altro autore, una cosa tutta personale.
Il Kyrie è un’invocazione fi ne all’inizio, poi piena, del cuore umano alla pietà e misericordia di Dio. Nel Gloria un
alternarsi di voci che inneggiano davvero al Signore e lo sentono nel ringraziamento che sboccia fresco, limpido
dall’animo. Il Gloria va meditato e appare il motivo delle campane. Il Credo è aderente in modo squisito ad
ogni articolo che viene pronunciato. Soavità nell’Incarnatus tra la letizia e il gemito della commozione. Bello il
Sanctus, il Benedictus e l’Agnus Dei. Quest’ultimo risente di tutti i motivi della Messa, ritorna soprattutto il Kyrie
nel concetto di Misericordia […]

 

Messa “Mariae Nascenti”
“Il popolo Abbiatense”, 21/4/1938:
[…] La solenne impostazione ritmica, la nobile e peregrina creazione melodica sostenuta e compenetrata da
una dotta e geniale trabeatura [sic!] armonica e contrappuntistica fanno della sua Missa Mariae Nascenti un
capolavoro degno della più incondizionata ammirazione […]. La genialità dell’ispirazione più che dalla mente trae
la propria origine dal cuore, affonda tutta la sua vitalità in un sospiro di indicibile gratitudine […]

 

“Il Popolo Abbiatense”, 17/10/1937. 1^ esecuzione “Missa Mariae Nascenti”. Musicologo Carlo Reina
[…] Il nascere e lo scorrere, ora tranquillo ora vivace e possente, delle correnti melodiche inquadrate e sostenute
da una dotta e formidabile armonizzazione, l’eloquenza musicale aderente sempre intimamente al soggetto,
l’agitarsi di motivi patetici, dolcemente lirici o superbamente tragici, a seconda delle situazioni e dei sentimenti
espressi dai sacri testi, tutto ciò è reso con una magistrale creazione melodica e armonica che solo un artista
può possedere” […]

 

Venite gentes
Fu eseguita ad Abbiategrasso per la prima volta nel 1936 e recensita da Carlo Reina sul ‘Popolo Abbiatense’:
“Composizione genialmente personale. Maffeis ha voluto conservare nella loro ispirata semplicità gli accordi e le
melodie tradizionali limitandosi a costruire intorno ad essi una degna cornice musicale. È evidente che lo sforzo
suo tende a spingere chi lo ascolta verso le forme ingenue, purissime e commoventi della melodia pastorale
primitiva.
Questa messa in valore di temi musicali tanto noti non può che aumentare il pregio sentimentale ed artistico e
farli apparire di una grandiosità inconsueta; così l’accordo di quinta in la bemolle, che inizia la composizione,
data la grandiosità dell’evento al quale si rannoda e nonostante la sua brevità, trasporta la nostra mente verso
il formidabile pedale in mi bemolle, che nel wagneriano Preludio dell’Oro del Reno dipinge la quiete primordiale;
così il popolare motivo pastorale che segue, trasportandoci molto indietro nel tempo, ci fa balenare la visione
dei pastori erranti nei deserti dell’oriente dove, durante quella fatidica notte, modulano semplici melodie sui loro
primitivi strumenti.
Con vigilata correttezza e misura si snoda la bella composizione, cui danno vigore indovinati cambiamenti di
tonalità e lievi dissonanze che accentuano la nostra aspirazione verso le forme definitive prettamente armoniche.
E si giunge alla fine: il ritmo pare ampliarsi e la solennità aumentare nella ripresa dell’accordo di quinta e del
motivo iniziale, finché un poderoso crescendo ci porta alla possente sonorità delle ultime battute col ‘Gloria
in excelsis’: pare allora che una colossale colonna armonica si sprigioni dalla massa corale e dal poderoso
strumento, salendo maestosa verso l’alto.
Lo scopo è raggiunto: un nodo di commozione stringe alla gola e l’animo si esalta e purifica, mettendosi
all’unisono con la grandiosità della Sacra cerimonia che sta svolgendosi sull’altare.

 

4 Giugno 1935 – Opera lirica: Le tre notti di luce.
Dalla relazione sull’Opera, della poetessa alzanese Tullia Franzi
[…] La prima parte parve la più bella per la sua serrata drammaticità. Nell’avvicendarsi e nel contrastare tra
giullari e flagellanti, tra canzoni d’amore e canti liturgici, tra temi guerreschi e tempi di danza, il Maestro Maffeis
ha trovato varietà d’ispirazioni melodiche, ricchezza di ritmi, intrecci tematici, corali imponenti, pienezze orchestrali.
Meno persuasiva parve, invece, la seconda parte, con tutto quel simbolismo che è troppo lontano dal nostro
spirito, anche se l’azione ci porta nei ‘misteri’ medioevali.
Dice Giovanni Mari d’aver mirato, più che ad altro, al fine di trasportare il pubblico in un’atmosfera di religiosa
meditazione, volendo essere queste notti di luce il trionfo del bene sul male.
Fine nobilissimo. Io credo, però, che il Maestro Maffeis, musicista d’istinto e cresciuto a buona scuola, non
abbia troppo sottilizzato sulle intenzioni moraleggianti del poeta: ma da tutto abbia cercato di trar partito per
manifestare la sua sensibilità e la sua sincerità musicale […]

 

“La cronaca alpina” di Varese, 1933. Recensione a un concerto tenuto al Lyceum di Varese dal Maffeis,
neo professore del Conservatorio Pergolesi
[…] Il prof. Maffeis, un nuovo apprezzato acquisto per la ‘Pergolesi’, si è fatto subito notare per la sua intelligenza
interpretativa, per il suo tocco robusto e vellutato e per il giovanile impeto con cui affronta la tastiera […]; è
sostenuto da una educazione musicale, da un temperamento caldo e da naturali risorse che permettono di bene
pronosticare per l’avvenire di un giovane che scende in campo così ben preparato e che dallo studio dell’organo
– al quale particolarmente attende – trae elementi per arricchire e ampliare gli orizzonti del suo intelletto […]

 

11 agosto 1928, Lettera del Prof. Alessandro Marinelli con il suo giudizio sulla nuova composizione
per organo, archi e tromba
“Ho letto con piacere il tuo lavoro ‘Preludio, Corale e Fuga’ […]. Sono tre bei brani di musica dove, soprattutto
nella fuga, l’elaborazione e lo sviluppo dei temi hanno una bella consistenza musicale e raggiungono slanci di
ottimi effetti […]

 

28 maggio 1929. Note del Marinelli a commento della esecuzione dello stesso brano al Conservatorio di Milano
“Il Maffeis si presentò in questo suo lavoro, di carattere austero, musicista seriamente e profondamente colto,
sicuro nel maneggio coloristico del suo complesso strumentale, nonché geniale, sia per la bontà delle idee
tematiche, che per gli svolgimenti tecnici, concepiti con sicurezza e larghezza di respiro e con una ben intesa
modernità, pieni di vivace snellezza; dove, pur non venendo mai meno al carattere di classicità imposto a chi tratta
questo genere di composizione, non mancò nei tre tempi di rivelare dei begli squarci di travolgente musicalità ed
una vena limpida e scorrevole […]

 

L’Eco di Bergamo, 5/7/1920. Saggio finale di pianoforte in Sala Piatti
[…] L’allievo che ha saputo attirare maggiormente l’attenzione del pubblico sia per la facilità di esecuzione che
per l’interpretazione veramente garbata ed elegante è stato Daniele Maffeis del settimo corso di pianoforte del
prof. Marinelli. Il Maffeis, dotato di finissimo spirito d’arte, ha saputo sostenere una prova assai ardua nella
esecuzione della ‘Fantasia in do, opera 15’ di Schubert (perfetta l’interpretazione del meraviglioso adagio) in
quanto seppe reggere al confronto dell’esecuzione di Backhaus che recentemente nella Società del Quartetto
suonò lo stesso brano.

 

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